di Sonia Capeci e Adriano De Luna

L’edizione 2025 del Concorso INCONTRIAMOCI, costituito da Auser Volontariato Fermo ODV e ideato dall’ex Presidente Maria Teresa Di Marzio, ha restituito ancora una volta un panorama vivo, plurale e generoso di voci. Ogni elaborato ha contribuito a comporre un mosaico di sensibilità, esperienze e linguaggi che raccontano, con autenticità, il valore dell’incontro.
In questo contesto ricco e partecipato, la Direzione territoriale di Auser della Provincia di Fermo desidera porre un’attenzione particolare su tre testi che, per motivi diversi e complementari, hanno saputo accendere una luce speciale. Le considerazioni che seguono non intendono stabilire gerarchie, ma invitare a soffermarsi su alcune traiettorie espressive emblematiche della qualità diffusa dell’intera edizione.
Queste tre opere, diverse per stile e visione, dialogano tra loro e con tutte le altre partecipanti, che hanno arricchito il concorso con la stessa passione e cura. Metterle in evidenza significa celebrare la varietà e la profondità di un percorso collettivo, in cui ogni contributo ha avuto un ruolo nel rendere Incontriamoci 2025 un’esperienza autentica di comunità, ascolto e creatività.
L’edizione 2025 del Concorso Incontriamoci, promosso da Auser Volontariato Fermo ODV, ha restituito ancora una volta un panorama vivo, plurale e generoso di voci. Ogni elaborato ha contribuito a comporre un mosaico di sensibilità, esperienze e linguaggi che raccontano, con autenticità, il valore dell’incontro.
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Poesia di Greta Lattanzi:
Tu te ne stai così:
tranquillo.
Ed io che invece muoio
e lotto
e mi colpisco il cuore
per farlo tornare dove era prima .
Mentre in questo momento
vorrebbe smettere di battere,
per poi ricominciare ,
in sintonia con il tuo.
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NOTA: In poche, limpide righe, questo elaborato riesce a evocare un sentimento vasto e duraturo. La semplicità non è rinuncia, ma scelta consapevole: le parole si fanno essenziali per lasciare spazio all’amore, quello profondo, incancellabile. Si avverte un’eco di grande poesia, una naturalezza che colpisce e resta. Colpisce anche la giovane età dell’autrice, che dimostra come la sensibilità non conosca attese: quando c’è, sa già volare alto.
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Parole di contorno, una poesia di Silvia Raccichini:
PAROLE DI CONTORNO
Parole di contorno
Voci che si confondono
Suoni che professano
mistificano ingannano
fingendosi ciò che non sono
come se il cielo
si facesse imbrigliare
dalla farsa del mondo.
Parole di contorno
Voci che si confondono
Disimparare il silenzio
per ostentare
il profilo
traforato
di un Sé
che non sa più
chi è.
Parole di contorno
Voci che si confondono
Siamo tutti in cammino
erranti naviganti
insegnanti studenti
Trovarsi è scendere dentro
dove non esiste la sterile verità
ma la nuda umiltà
di ascoltare il silenzio
delle parole non dette
delle voci non espresse,
il respiro ruvido
della tua Identità.
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NOTA: Qui il centro non è solo ciò che viene detto, ma ciò che precede e accompagna la parola. Il testo si muove con delicatezza nel territorio del non detto, facendo dei silenzi una vera e propria sapienza. È una poesia che invita alla lentezza, alla rilettura, al gusto dell’attesa: ogni passaggio si apre a nuove risonanze, come se il significato maturasse nel tempo e nell’ascolto.
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Alla stazione, una poesia di Flavia Capra:
Alla stazione
Di corsa dalle scale della stazione,
fra logori murales, ancor più stinti dal freddo neon,
la tua chioma di rossi e fulgidi riflessi, urtandomi di fretta,
mi distoglie da pensieri ancora addormentati.
Un “Mi scusi” distratto e giù a capofitto verso un treno che sbuffando
si arena come un pachiderma stanco.
Gambe magre e impazienti nei jeans attillati sulla banchina opposta,
un maglione lungo che sa di gioventù sfiorita,
lo sguardo miope impaziente all’orologio sul muro scrostato.
Sei proprio tu, lo stesso profilo, occhi verdi da gatta indispettita
che non mi guardano, come allora.
Vent’anni di sogni passati con un fremito d’ali, pesanti, come quegli anni squattrinati in città.
Una fitta al cuore per quell’amore non corrisposto fra i corridoi di facoltà.
Gomito a gomito nei cortei studenteschi, anelando un tuo sì.
Emozioni come foglie secche sollevate dal vento. Non mi vedevi allora, non mi hai visto ancora.
Il tuo rapido sfreccia con te che appena apparsa,
riscompari nella bruma fra le stridenti lamiere.
Ti vedo andar via dal finestrino del mio locale che, nella direzione opposta,
balbuziente rincorre il tempo sfuggente.
Avrei voluto dirti tanto e non ti ho detto niente, come allora.
Con lo sguardo di chi non sa dove sia, vedo le case veloci diventare un’unica scia
che sbiadisce il ricordo già scivolato via.
Resta solo un sogno a farmi compagnia.
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NOTA: La stazione diventa metafora e luogo dell’anima, un’enciclopedia della vita in cui sfilano cortei di persone e di sogni. L’autore costruisce una sequenza di fotogrammi emotivi: immagini che si aprono e si richiudono, lasciando tracce luminose. Il risultato è un testo intenso e suggestivo, capace di trasformare un luogo quotidiano in uno spazio universale di emozioni condivise.
(Foto di Diego Marzoni)
Bella serata