di Sonia Capeci

Cresce di anno in anno la partecipazione alla commemorazione di Umberto Cerretani organizzata da Officina Trenino Centro Sociale Autogestito di Porto San Giorgio. Un segnale importante, che evidenzia l’apprezzamento crescente della nostra comunità per l’impegno civico del collettivo, in particolare delle giovani generazioni, nel mantenere viva la memoria di questo valoroso e nel farne un patrimonio attivo e condiviso.
Ricordare non è un gesto formale, ma un atto civile: significa riconoscere le radici della nostra democrazia e rinnovare l’impegno a difenderla.
Per Auser, la memoria collettiva è parte integrante dei propri valori statutari. Non si tratta soltanto di celebrare il passato, ma di utilizzarlo come strumento di riflessione per il presente. Una società che conosce la propria storia è più sana, più giusta e meno esposta al rischio di violenze, distorsioni e derive autoritarie. Fare memoria significa evitare che errori e tragedie possano ripetersi, mantenendo viva la coscienza critica delle nuove generazioni.
La vicenda di Umberto Cerretani si inserisce pienamente in questo percorso. Nato a Fermo, nella frazione di Capodarco, il 28 marzo 1917, carabiniere, fu ucciso dai fascisti a Porto San Giorgio il 13 giugno 1944, appena sei giorni prima dell’arrivo delle truppe polacche che avrebbero liberato il territorio fermano. Aveva solo 27 anni.
“Triste è la sorte degli antifascisti che per aprire al paese un futuro di libertà e di democrazia, dettero la propria vita senza poter vedere i frutti del loro sacrificio. Ed ancor più triste quando la loro morte avvenne a pochi giorni dalla Liberazione del territorio per la cui libertà essi si sacrificarono.”
(tratto da https://www.anpifermo.it/wp-content/uploads/2020/03/cerretani-umberto.pdf)


La storia di Cerretani è emblematica anche per un altro motivo: per lungo tempo è rimasta in ombra, quasi dimenticata, offuscata da un clima che, nel dopoguerra, non sempre riconobbe pienamente il valore della Resistenza e dei suoi protagonisti. In alcuni casi, come il suo, il sacrificio fu perfino ridimensionato o interpretato con ambiguità, anziché essere riconosciuto come un atto di coraggio e di dignità civile. Eppure, proprio su questi sacrifici si è fondata la Repubblica democratica.
Erano presenti le nipoti di Umberto Cerretani, Arianna e Deborah, che hanno letto alcuni brani del verbale dei Carabinieri di accertamento di morte, tratti dal libro di Sandro Olimpi Antifascisti, ribelli e partigiani nel Fermano (Ed. Affinità Elettive).
Ricordare Umberto Cerretani significa restituire giustizia alla sua storia e, insieme, a quella di tanti uomini e donne che hanno lottato per la libertà. In fondo, in ogni famiglia italiana c’è qualcuno che, direttamente o indirettamente, ha contribuito a quella lotta: un nonno, una zia, un vicino, una figura spesso silenziosa ma fondamentale. È una memoria diffusa, che attraversa generazioni e territori e che ci riguarda tutti.






A Porto San Giorgio vive anche un altro nipote, Franco Cerretani