di Antonella Pascali (segue da “Le raccomandazioni. Cosa ci chiede l’Europa?”)

La prima competenza chiave che ci dovrebbe appartenere, secondo il documento ‘RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente’ è la Competenza alfabetica funzionale
Per competenza alfabetica funzionale s’intende saper usare la lingua per comprendere testi scritti e orali e sapersi esprimere per comunicare ‘concetti, sentimenti, fatti e opinioni’. Essendo la comunicazione lo scopo primo della lingua, questo permette quindi di ‘comunicare e relazionarsi efficacemente con gli altri.’
Ma ciò è possibile se si sa leggere, se si sa scrivere, se si possiede un ampio vocabolario, se si conosce la grammatica e se si sanno usare i diversi registri linguistici ma anche se si è capaci di ricercare informazioni per poi poterle riusare.
Il risultato sarà, fra gli altri, quello di avere ‘disponibilità al dialogo critico e costruttivo’ nel rispetto delle opinioni altrui.
Ad una lettura attenta del testo della Raccomandazione, saltano senz’altro all’attenzione alcune parole chiave come ‘vocabolario’, ‘grammatica’, ‘opinioni’, ‘comunicare’, ‘relazionarsi’, ‘dialogo critico e costruttivo’.
La padronanza della lingua, la nostra lingua madre o quella della nazione dove viviamo e/o lavoriamo, non ha quindi unicamente scopo di comunicazione ma anche quello di renderci capaci di ‘dire la nostra’, appunto esprimere le nostre opinioni, magari in situazioni di conflitto, in cui dobbiamo difenderci, ad esempio. E come possiamo farlo se non possediamo il vocabolario, cioè le parole, quelle giuste per spiegare ciò che intendiamo, per difenderci da una provocazione, da un’ingiustizia o anche per esprimere i nostri sentimenti, magari di rabbia ma anche di felicità per rendere migliori i nostri momenti?
Come si acquisiscono le parole di una lingua? Ovviamente ascoltando gli altri parlare, li sentiamo da quando siano nati. Ma il veicolo più importante è rappresentato dalla lettura.
La lettura ha subìto negli ultimi anni una vera e propria rivoluzione a partire da un sempre minore interesse, soprattutto da parte delle nuove generazioni, nei confronti di quotidiani e libri cartacei, romanzi o saggi che siano, fino alla sostituzione del testo con il metatesto, quello delle pagine dei siti Internet, un testo che accoglie al suo interno parti di altri testi o che vi allude ripetutamente. Internet ci ha abituati oggi a leggere testi brevi, a volte a non finirli perché siamo rimandati ad altri testi; i sistemi di messaggistica ci hanno abituato a scrivere testi brevissimi, cancellando persino punti e virgole, e a sostituirli spesso con emoticons che esprimono per noi i nostri sentimenti e che ci portano sempre più a non usare le parole.
Non comprendere un testo perché non si conosce il significato delle parole ci pone in una situazione di inferiorità che può rivelarsi pericolosa perché in questo modo siamo più esposti al raggiro, siamo dipendenti da chi ne sa più di noi e limita in ultima analisi la nostra libertà.
Tratto da: RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO UE del 22 maggio 2018 relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente (Testo rilevante ai fini del SEE) (2018/C 189/01)