di Antonella Pascali

Nel 2006, il Parlamento Europeo e il Consiglio dell’Unione Europea hanno pubblicato un documento intitolato ‘Raccomandazione relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente’, aggiornato nel 2018.
Cosa ci chiede l’Europa?
Il Consiglio Europeo ci spiega che nei diritti sociali di ogni individuo rientrano non solo l’istruzione, che viene da noi ormai data per scontata, ma anche la formazione e, in sostanza, l’apprendimento permanente. Si tratta quindi non più della vecchia concezione di istruzione scolastica che poteva terminare per taluni con la terza media, per altri con il diploma di scuola superiore e per i più fortunati con la laurea universitaria, ma che comunque terminava. Qui siamo di fronte ad un concetto nuovo di conoscenza, per tutto l’arco della vita, il cosiddetto lifelong learning.
La Raccomandazione specifica anche che l’istruzione e l’apprendimento devono essere di qualità e soprattutto inclusivi e ne stabilisce anche l’obiettivo che è quello di partecipazione attiva alla società tenendo soprattutto il passo con i suoi cambiamenti che si sono fatti ultimamente sempre più veloci, principalmente in ambito lavorativo, con lo sviluppo delle moderne tecnologie digitali. Non più quindi un’istruzione formale ma anche un’istruzione ‘non formale e informale in tutti i contesti, compresi la famiglia, la scuola, il luogo di lavoro, il vicinato e altre comunità’.
L’istruzione e la cultura vengono definite nel documento come ‘forze propulsive per l’occupazione, la giustizia sociale e la cittadinanza attiva’. Ricordare fatti e procedure tuttavia non è più sufficiente; oggi sentiamo parlare di problem solving, la risoluzione di problemi, di critical thinking, il pensiero critico, di cooperative learning, la cooperazione nell’apprendimento (ma anche in ambito lavorativo), insomma, ancora una volta, il vecchio concetto di istruzione deve essere aggiornato ed integrato da nuove e più aggiornate abilità.
Tutti noi pertanto, anche in quanto cittadini europei, dobbiamo acquisire un insieme di capacità e competenze che ci permettano di vivere in buona salute, trovare un lavoro soddisfacente, rispettare i diritti umani, la parità di genere e le diversità culturali per creare una società pacifica e democratica, in generale quindi promuovere la nostra crescita e realizzazione personale.
A corroborare questa necessità intervengono indagini internazionali e nazionali che ci presentano ahimè un quadro piuttosto desolato delle competenze base quali la comprensione di un testo, persino nella nostra lingua madre per non dire in inglese, anche da parte dei nostri giovani, le abilità aritmetiche e scientifiche, fino alla capacità di usare un computer semplicemente per scrivere un’email o usare Internet, questo soprattutto da parte delle generazioni più in là con gli anni, quelle che non rientrano nella categoria dei ‘nativi digitali’.